giovedì 19 novembre 2009

la follia perfetta

Mi sento di aver creato la follia perfetta.
Venerdì 13 Novembre, dopo tredici giorni di reparto psichiatrico posso tirare le somme:
tutto è iniziato per un gioco, ho iniziato a scrivere ciò che poteva accadere, non scrivendo con la penna ma con i gesti, e voi ben accolgo che mi avete amato, ma per renderli, i gesti, profondi, passionali, ci ho messo l’anima, tutta la mia essenza tutto il mio essere a fare un viaggio antropologico, sociologico, psicologico, filosofico, comunicativo, artistico;
vi amo perché mi amate vivendo in parte la mia follia, essa in fondo è solo un sogno un sogno
da materializzare; facciamolo insieme coloriamo il mondo in cui vogliamo abitare (citando “Bandabardò”).





È iniziata per gioco, con l’autoconvincimento di possedere l’arte di “vita”, una vita con sogni grandiosi, inciampato sulla soglia dell’ideale, dell’utopico… da lì via con la creazione, dare vita a ciò che si scrive, il via, un inizio; si l’amore è visto perché in quei piccoli gesti avete giocato e giocando amato; voglio la partecipazione dell’altro(la vostra partecipazione) alla creazione dell’emozione, alla creazione di un sogno di ritorno alla
realtà;
parlo del contributo (fisico, preferibilmente gioco; psichico,
preferibilmente sogno anche ad occhi aperti, spirituale) in
energia positiva, che renderà sogno la realtà…
Anche percorrendo la via del delirio si chiude l’anello di
giunzione nel punto di giunzione con l’opposta corrente:
la realtà… quindi è lo stesso, perché tutto è sferico: il punto
di massima realtà coincide col punto di massimo delirio.




La rotta vera, il punto in comune alle due realtà, io, il brigante metafisico detto il messia per gli amici Carlo Mancini. Colui che ha visto sempre dall’esterno il genere umano, critico ma innamorato dell’idiozia umana, è come uomo idiota. Ma le cose idiote sono divertenti e gioiose, purtroppo non per tutti; ci sono tante cose per gli altri perciò dico:”chi vuole giocare metta il dito qua!”






SURREALE
Il gioco: l’esperimento esiste…io cavia con carta bianca, il dio del gioco, l’unico uomo libero del sistema che ha espresso tutto, con un forte braccio armato e trema il perbenismo.
Entrambi i fronti creano l’infinito


Non so se è un gioco o stanno cercando qualcosa nella mia follia, qualcosa in me che li incuriosisce e quindi mi hanno dato carta bianca, cioè ora il regista sono io, regista del mio film, regista della mia malattia, della mia maggior energia mentale, psichica; ma hanno fatto un errore, mi hanno accelerato e loro sono rimasti lenti, non sono stati al passo coi tempi, così io ho dovuto rallentare la corsa, ho rischiato l’apertura di un uscio da cui non è permesso ritornare, ma se devo rischiare un’altra volta, lo rifarò in segno di devozione a questo gioco. Si perché ho già vinto, non un premio ma l’infinito.